sabato 19 marzo 2011

La febbre del Moody




     Dopo la sorprendente ed inaspettata performance del duo Morris-Shaw, il Moody ospita una formazione classica per gli appassionati di jazz. Si tratta dell' “ADVENTURES Trio” capitanato dal consolidato e talentuoso chitarrista Alessio Menconi, dal giovane pianista/organista Luca Mannutza attualmente colonna portante degli “High Five” e dal batterista internazionale ormai settantenne Aldo Romano. Un “Organ Trio di tutto rispetto che ha saputo proporre le proprie composizioni originali con tanto garbo e gusto ed ha accontentato gli ascoltatori più incalliti di bop con piacevolissimi standards. Credo che sia proprio questo giusto equilibrio tra tradizionle e moderno il segreto del loro successo. Al suo terzo concerto presso il music club foggiano, Alessio ci propone come brano di apertura “The end of a love affair”, un graditissimo classico scritto da Edward Redding e cantato spesso dalla ben più nota Billie Holiday nel quale vien fuori un solo molto morbido e personale che valorizza soprattutto l' interplay dei suoi compagni di viaggio e poi continua a suonare alcuni brani di propria composizione gradevolmente scorrevoli che non stancano affatto la platea dai titoli “Walzer improvvisato” e “First line”. Le “ballad” accompagnate dall' organo conferiscono ai brani un piacevole alone di magia forse per merito del suono prolungato ed è proprio ciò che il trio riesce a comunicare nell' esecuzione dalla stupenda “Dream a little dream of me” di Henry Mancini. E cosi nella affascinante atmosfera venuta fuori c' è spazio anche per un autorevole assolo del vissuto ma contenuto Aldo Romano. Il concerto che, come sempre, tiene incollati i moodyascoltatori alle sedie come in gradevolissime poltrone si conclude con lo swing del batterista che introduce la famosissima “Moment' s Notice” di John Coltrane e poi con i ringraziamenti di Menconi per la consueta e familiare accoglienza di Nino.

In definitiva abbiamo assistito ad un concerto tanto tecnico quanto melodico, nel quale l' equilibrio tra le due componenti ha tenuto banco per una necessaria tutela del palato.





     Una modesta ed assorta platea contro un generoso e variegato programma caratterizzano la performance tanto raffinata quanto confidenziale di una delle vocalist più autentiche nel panorama jazzistico internazionale.

SHAWNN MONTEIRO, nella serata del 28 febbraio, ci parla subito della sua innata passione per la voce della collega Carmen Mc Rae e la omaggia con una serie di piacevolissimi standards. Disinvolta e padrona del palco comincia a cantare brani come il ¾ “That old black magic” e “I concentrate on you”, una bellissima bossa in onore di Cole Porter. Da figlia d' arte, conosce bene il suo mestiere e con autorevole discrezione lascia ampi spazi ai suoi accompagnatori. Grande ribalta per Dave Zinno, il roccioso contrabbassista che introduce l' up tempo “Sometimes I' m happy”, un brano scritto da Vincent Youmans e poi cantato da tantissimi artisti d' oltre oceano. Soli composti ma soprattutto “a tema” quelli del pianista Tim Ray che riesce con il suo tocco di qualità a farci apprezzare anche i brani meno conosciuti. Non è il caso del medium “Mean to mein cui Shawnn ci presenta l' amico sassofonista Gaspare Pasini ospite con il suo contralto in soli due brani. Lo show continua piacevolmente in compagnia di evergreen dall' aroma suadente quali “No more Blues” e la celeberrima bossa “Speak low”. E parlando a voce bassa e dialogando con i moodyascoltatori che la Monteiro presenta un micidiale fast introdotto magistralmente da Zinno dalla sonorita latina; trattasi di “Natur boy” nel quale vien fuori anche la classe del giovane batterista Steve Langone.

Caldo fascino e voce carismatica etichettano una personalità fuori dal comune che riesce ad affascinare tutti coloro i quali hanno avuto la fortuna di trascorrere una serata con lei in quei rari appuntamenti impregnati di tradizione ed eleganza: “peccato per gli assenti”!


digian05





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