venerdì 11 febbraio 2011

Gennaio duemilaundici





Nella “Confidenza Stampa” del 29 dicembre 2010, GEGE' TELESFORO ci aveva raccontato di aver rinunciato a grandi proposte lavorative che lo vedevano alla conduzione di programmi televisivi divenuti in seguito famosissimi. Tutto ciò a favore della sua grande passione: “la musica”. E siamo in molti ad aver compreso, nella serata del 6 gennaio del nuovo anno, i motivi della sua scelta dopo averlo ascoltato nelle vesti di un maturo “scat singer”. Sin dalla presentazione dei musicisti ci siamo accorti del loro grande affiatamento perché di sicuro prevale una grande amicizia ed un datato rispetto reciproco. Sembra poco ma è ciò che a mio avviso rappresenta il collante del nuovo disco del quintetto intitolato “So Cool”. Quello che mi ha subito colpito già nell' esecuzione del brano di apertura “The Groove Master shuffle” è stato un saporitissimo swing che ti obbligava a battere il piede in cui facevano da traino gli strepitosi unisoni tra il leader ed il sassofonista Max Ionata.

E continua a sorprenderci il nostro concittadino soprattutto quando, dopo l' esecuzione del brano dedicato al papà “Daddy' s Riff”, chiede umilmente la sua approvazione.

Un Gegè diverso dall' immaginario collettivo foggiano, tuttora ancorato alla convinzione del ragazzo privilegiato, avallato dalla blasonata amicizia familiare e questo lavoro rappresenta una ulteriore smentita con una rinnovata realtà. Oculata la scelta di avvicinare i suoi brani a quelli di autori storici come Artie Shaw trasformando canzoni del calibro di “Moonrey” in un gradevolissimo “reggae”. E poi ancora la sua voce che emula come un campionatore il suono della batteria in duo con l' eclettico bassista Dario Deidda in un meedley di famosissimi standards.

Saluti finali tra le note di “Small Blues”, un medium vibrante, mettendo nuovamente in evidenza l' originalità delle composizioni che spaziano tra bee bop, swing e latin in un disco tanto essenziale quanto profondo.





Possono due voci ed un pianoforte affascinare un' intera platea per circa novanta minuti di concerto? Direi di si, visto che è esattamente quello che è successo nella serata del 24 gennaio con la complicità ed accogliente intimità del Moody.

La simpatia di un camaleontico mestierante come IAN SHAW e la classe di una appassionata SARAH JANE MORRIS ci hanno accompagnato in una piacevole passeggiata musicale e, come succede dopo che hai fatto quattro passi con dei buoni amici, si accendono tanti sentimenti ed emozioni. Si apre con una canzone di Tracy Chapman, vincitrice di un Grammy Award dal titolo “Fast Car” ed ancora ascoltando le numerose cover cantate durante la serata ed accompagnate al pianoforte con estremo garbo da Ian ci si imbatte nel pianeta Joni Mitchell con i suoi “Big Yellow Taxi” e “A Case of You” interpretati con grande personalità e altissima capacità di duettare. Favolosa l' interpretazione dell' istrionico Shaw del famosissimo “Spain” targato Chick Corea in cui entrano paradossalmente in simbiosi la grande tecnica pianistica con una strabiliante capacità cabarettistica che tanto diverte gli intervenuti. Seguono ancora brani di tutto rispetto fino all' astuta scelta di associare in una unica song due brani diametralmente differenti ma ugualmente nostalgici e mi riferisco al popolarissimo standard jazzistico “My funny Valentine” degli autori Rogers/Hart ed a “Blue Valentine” di Tom Waits.

Finale tra le note di “Me and Mrs Jones” cantato per la prima volta da Billy Paul e la musica di Leonard Cohen con una strepitosa “Hallelujah” quando siamo già abbondandemente oltre la mezzanotte tra il religioso silenzio dei maturi moodyascoltatori.


digian05



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