sabato 15 gennaio 2011

I botti di fine anno





    Solo per una sera il Moody cambia sigla di apertura concerti in onore del suo graditissimo ospite e così “Angel” di Jimi Hendrix lascia spazio per qualche minuto alla registrazione datata 1971 del famoso brano dei Temptation “Papa was a Rollin Stones” in cui si nota scandita e precisa la ritmica di un chitarrista allora appena diciassettenne di nome Paul Warren. Fisico minuto con sembianze da “elfo” l' ormai cinquantasettenne rock-blues guitar-player sale sul palco del jazz cafè foggiano e comincia una serata tanto emozionante quanto movimentata. Di lui si era detto tutto nelle innumerevoli recensioni alla vigilia della sua performance ma vi assicuro che ascoltarlo e vederlo dal vivo è tutta un' altra storia. La caratteristica che più lo distingue è il continuo e necessario contatto con il suo pubblico tanto che, nonostante la lunghezza del jack, non esitava ad intrufolarsi nel piccolo corridoio della platea per regalare i suoi lunghi soli.

Steady Rollin’ Man” è il brano di partenza scritto dal leggendario Robert Jr. Lockwood ed il blues nascente diventa subito catalizzatore perfetto tra i moodyascoltatori e Paul che rompe già la prima corda della sua dorata Gipson Les Paul. Questa scintilla umana ha ormai appiccato il fuoco e così tra uno shuffle ed un lento tirato, pian piano qualcuno comincia a salire sul bancone del club dauno trasformandolo in cubo fino all' esecuzione di “Who do you love” di Bo Diddley quando gli intervenuti si lasciano letteralmente andare al movimento e lo staff è costretto ad allontanare le sedie.

Tutto il resto è un vero delirio e l' interazione tra il pubblico ed i musicisti aumenta esponenzialmente. Qualcuno sussurra a mr Warren: “si nu Babbà” e lui ignorando la nostra lingua intona subito: “un pa pa, un pa pa”......prendendo in giro i suoi accompagnatori.

La chiusura del concerto non sta bene a nessuno e così la band ci offre il secondo bis suonandoci il famosissimo brano dei Doors dal titolo “Roadhouse blues” ed il sottoscritto incallito appassionato di swing riesce - coadiuvato sapientemente dal Drugo - a passare una serata stimolante e divertente. Pensate: “ho persino ballato”!






    Anche quest'anno il consueto concerto gospel di Natale attira al Moody numerosi foggiani e non solo. Dedicato alla Pace ed alla sua famiglia da Nino, ospita gli Higher Callin capitanati da una strepitosa leader singer di nome Michelle Prather.

Questa voluminosa ragazza dal sorriso smagliante con un volto bellissimo dispensa con la sua musica gioia e benessere in quantità industriali e lo fa avvalendosi sia di bravissimi collaboratori che di famosissimi brani.

White Christmtas” e “Jingle bell” due brani dovuti, evidenziano il contrasto tra la sacralità delle composizioni e le moderne sonorità nelle quali è prevalso molto a pio parere il Rhythm and Blues. Ma poco importa perchè tutti noi abbiamo canticchiato insieme alcuni classici come “Go tell it on the mountain” o “Friends” scritto dal blasonato compositore statunitense Burt Bacharach.

Oltre ai bravissimi e simpaticissimi coristi Michelle, che continua a scendere in platea tentando un costante approccio con gli ascoltatori regalando baci ed abbracci , è supportata da un poderoso trio nel quale spiccano le personalissime armonizzazioni del tastierista Kevin Powell. E si continua con “We are the world”, “Glory Glory alleluia”, “When the Saints go marching in” fino al bis finale quando ormai già da tempo le sedie non servono più per dare spazio ad una danza collettiva e lasciare nei nostri ricordi questi bellissimi “Happy days”.

digian05




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