
Un ebreo molto pio sta recitando la preghiera del pomeriggio seduto su uno scoglio alla riva del mare.
La preghiera si prolunga mentre la marea sale, sale, sale a circondare lo scoglio e sale ancora.
L’ebreo continua a pregare con fervore.
Passa un battello. Gli fanno dei segni, lo chiamano.
Tutto inutile: lui imperturbabile, continua a pregare.
Intanto la marea sale ancora, ormai rischia di sommergere completamente lo scoglio…
Passa un secondo battello, ancora lo chiamano per salvarlo ma invano: l’ebreo, imperturbabile, continua a pregare mentre il mare ormai gli ha ricoperto i piedi.
Passa un terzo battello. Lui continua a pregare.
Adesso il mare gli sommerge le spalle, la bocca. Lui continua ostinatamente a pregare, poi il mare lo travolge…
Eccolo nell’aldilà, furioso mentre protesta contro il Padreterno:
«Come hai potuto? Annegarmi proprio mentre pregavo per la Tua gloria! Avresti dovuto risparmiarmi!».
Dio è esasperato:
«Senti un po’! Ti ho mandato un primo battello e non hai voluto salirci. Te ne ho inviato un secondo e lo hai ignorato. Ho insistito per un terzo! E adesso osi anche farmi dei rimproveri?»
Gorbatchev in visita ufficiale a Washington, nella Camera Ovale della Casa Bianca, nota sulla scrivania un telefono d’oro. Incuriosito chiede al Presidente americano il perché di quel telefono tanto prezioso.
«È il minimo che potevo fare! È la linea diretta con Dio!» gli risponde il Presidente.
«Straordinario! E come funziona?»
«Né più né meno di un qualsiasi altro telefono».
«Potrei chiamare anch’io?» chiede Gorbatchev al culmine dell’eccitazione.
«Sarà un onore per me offrirgliene la possibilità» risponde l’americano con grande fair-play.
Gorbatchev si intrattiene una buona mezz’ora in conversazione con l’Eterno, e alla fine chiede quanto deve per la telefonata.
«100.000 dollari» gli viene risposto.
Gorbatchev è strabiliato dalla richiesta di una cifra così astronomica; ciononostante paga senza fiatare.
Qualche giorno dopo, proseguendo la sua visita in Israele, vede sulla scrivania del Primo Ministro un telefono d’oro identico a quello che già aveva visto sulla scrivania del Presidente degli Stati Uniti.
«Ah! La linea diretta con Dio! Posso servirmene?»
«Ma le pare? Prego, faccia pure!»
Gorbatchev parla, parla, parla con Dio per tre lunghe ore al termine delle quali si sente in dovere di chiedere quanto deve per la conversazione.
«Fanno due shequalim*»
«Due shequalim? Ma è fantastico! In America ho speso infinitamente di più per parlare infinitamente meno! Come è possibile?»
«Beh!... Da qui è un’urbana!»
*Monete israeliane equivalenti a circa 500 lire italiane
Salomon si è suicidato e quando si trova al cospetto di Dio, questi lo rimprovera severamente.
«Salomon! Come hai potuto? Sai bene che il suicidio è uno dei peccati più gravi per gli
ebrei: E sceglierai la vita! Non ricordi più quello che ti ho detto? Tuona l’Eterno.
«Sìììììììì……..Bbbbuuu!» singhiozza Salomon. «Ma devi capirmi… Bbbuuu! Il mio unico figlio… sigh… si è convertito! Dopo tutto quello che ho fatto per lui… Capisci?»
«Non ti capisco io???» risponde Dio. «Anche mio figlio si è convertito! E allora? Mi sono forse ucciso io? Dovevi fare come me… un Nuovo Testamento!!!»
Un parrucchiere italiano, dopo aver tagliato i capelli a un cliente, apprende che si tratta di un pastore protestante così che, al momento di essere pagato, si schernisce:
« Reverendo padre, io non sono un protestante ma ho un immenso rispetto per i religiosi. Rifiuto categoricamente che lei paghi la mia umile prestazione».
Il pastore, molto toccato, torna poco dopo e regala al giovane parrucchiere, una bella edizione del Nuovo Testamento.
Qualche tempo dopo, nel negozio del nostro parrucchiere, capita un giovane curato. Al momento di essere pagato, il parrucchiere rifiuta:
«Padre, permetta che un giovane fedele cattolico le offra un piccolo servizio in cambio dei grandi servizi che lei rivolge alla comunità».
Commosso, il curato ringrazia affettuosamente il giovanotto, si allontana ma poco dopo torna portandogli in dono un bel crocifisso di legno.
Di lì a qualche settimana, è la volta di un rabbino.
Si è fatto tagliare i capelli dal parrucchiere che, anche in questo caso, venuto a sapere dell’identità del cliente sconosciuto, rifiuta di essere pagato:
«Signor rabbino, vede, io non sono ebreo, ma nutro un profondo rispetto per tutti gli uomini di fede, qualsiasi essa sia, non voglio il suo denaro per un così piccolo servizio».
Anche in questo caso il rabbino è molto sorpreso dalla sensibilità e dalla generosità del parrucchiere. Se ne va, ma poco dopo ritorna portando con sé… un altro rabbino!
Un contadino, morendo, lasciò in eredità ai suoi tre figli diciassette capre con l’indicazione di dividersele così: la metà al primogenito, un terzo al secondo, e un nono all’ultimo.
Ma avete mai provato a dividere diciassette per due quando si tratta di capre? E per tre? Non parliamo poi di dividerlo per nove!
Il problema era così complicato da risolvere, che i tre fratelli chiesero aiuto a Rabbi Michael che rifletté a lungo, arrivando a questa conclusione:
«Cari ragazzi, dov’è il problema? Vado a casa, prendo una delle mie capre, così ne abbiamo diciotto, la metà, cioè nove capre, le diamo al primogenito, un terzo, cioè sei capre, le diamo al secondo, e infine un nono, cioè due capre, le diamo al più giovane di voi come voleva vostro padre: 9+6+2 = 17! Ne avanza una: quella del vostro povero rabbino!»
Il signor Cohen decide di consultare uno psicanalista: è un caso grave, quello che in gergo scientifico si definisce una personalità borderline, cioè al confine tra una nevrosi e una vera psicosi.
Perché il signor Cohen sostiene di avere un’oscura presenza sotto il letto che si agita rumorosamente e non lo fa dormire e che scompare ogni volta che lui si chini per vedere di cosa si tratti, per ricomparire subito dopo. Il signor Cohen è ormai così stanco da non riuscire più a condurre una vita normale.
Dietro consiglio dello specialista, il signor Cohen intraprende una lunga, lenta ma profonda terapia psicanalitica che comincia a scandagliare la sua psiche dai meandri dell’infanzia.
Passano i giorni, le settimane, i mesi, gli anni… niente da fare!
Il signor Cohen continua a sentire quell’oscura presenza sotto il letto e a non riuscire a vederla.
Dopo tre anni, proprio quando si cominciava a intravedere uno spiraglio di luce, il signor Cohen abbandona il lettino dello psicanalista.
Dopo una settimana lo psicanalista esulta:
«RESISTENZA ALL’ANALISI! Si vede che abbiamo colto nel segno».
Dopo altri quindici giorni il nostro dottore è raggiante:
«RESISTENZA DURA! Abbiamo individuato il nocciolo duro del problema».
Passati tre mesi, l’arguto analista capisce che il paziente non resiste, bensì se l’è data a gambe.
Molto seccato, e anche un po’ in crisi personale, chiude il caso e si prepara ad accettare un altro paziente.
Trascorrono due anni quando un giorno, del tutto casualmente, il nostro psicanalista incontra per strada il signor Cohen.
Bruscamente lo apostrofa:
«Mr. Cohen!».
«Dottore carissimo, che piacere rivederla!».
«Piacere un corno!» replica l’analista. «Lei mi ha lasciato senza nemmeno un cenno, non una telefonata, non un rigo. Non ci si comporta così! E poi, passi per me, ma lei era un caso grave! Si rende conto delle conseguenze che questa malattia potrebbe arrecarle se lei la trascura in questo modo?».
«Dottore, non faccia così, non se la prenda! Io sono guarito!».
«Ah sì! Lei è guarito?» lo canzona l’analista che non riesce a nascondere il suo disappunto. «Aiuti allora un povero terapeuta fallito a capire qualcosa».
«Lei si ricorda di com’ero disperato per quell’oscura presenza ossessiva sotto il mio letto? Bene! Sono andato dal mio rabbino per avere un po’ di conforto – perché un uomo, qualche volta, ha bisogno di una buona parola – e gli ho detto:
Rabbino, rabbino Shloimele! Mi aiuti, io non vivo più! Tutte le notti, sotto il mio letto un’oscura presenza si agita rumorosamente e non mi fa dormire e ogni volta che mi chino per scoprire chi è, non vedo nessuno e appena mi distendo, ricomincia senza sosta!
Vede dottore, il mio rabbino è un bel rabbino, molto saggio e con una grande barba bianca.
Mi ha fatto segno di calmarmi, poi ha chiuso gli occhi e ha cominciato a respirare profondamente lisciandosi a lungo la barba. Dopo più di un quarto d’ora, con una luce meravigliosa nello sguardo, mi ha detto:
Yankele, figliolo, sai cosa devi fare? Taglia le gambe del letto e vedrai che quella creatura non potrà più starci lì sotto!!!!
SONO GUARITO, DOTTORE!!!».
Un giornalista sta intervistando il famoso barone Rotschild sugli inizi della sua fortuna.
«Quando ero giovane…» comincia a raccontare il miliardario «ero veramente povero. È inutile che nasconda il fatto che pativo letteralmente la fame al punto che, un giorno, disperato, ho rubato una mela su una bancarella. Ebbene sì, Mi sono abbassato a tanto!».
Il barone ricorda il passato con viva sofferenza, tuttavia prosegue:
«Non avevo mai fatto una cosa simile e provavo un grande rimorso. Decisi di restituire la mela, ma prima con l’orlo della giacchetta la pulii ben bene facendola diventare lucida e appetitosa…»
«E a quel punto che cosa fece?» chiede il giornalista.
«Decisi di venderla per comprare altre due mele, una per me e una per il fruttivendolo cui avevo rubato la prima mela…Invece le lucidai entrambe e le rivendetti e con il ricavato comprai altre quattro mele che lucidai e rivendetti, e poi otto, sedici, trentadue fino ad arrivare ad avere un intero banco di mele lucide ed appetitose…».
«D’accordo barone, ma un banco di mele non costituisce una fortuna! Che accadde poi?».
«Avevo il mio banco di mele, le vendevo , ne ricompravo altre che lucidavo e rivendevo quando, all’età di trent’anni circa, mio zio morì lasciandomi erede di dieci milioni di dollari…».
Una Yiddishe mame e suo figlio Marvin di circa quarant’anni, chiacchierano nel salotto di casa.
«Marvin caro, posso farti una domanda?».
«Certo mamma».
«Marvin tesoro, se un giorno incontrerai una ragazza, se ti piacerà e la sposerai… verrai sempre a trovare la tua mamma?».
«Ma certo, mamma!»
«… E se io non piacessi a tua moglie… continueresti a venire lo stesso?».
«Mamma, ma che domanda! Certamente che verrei lo stesso!»
«E se tua moglie ti impedisse di venirmi a trovare… tu… verresti lo stesso dalla tua mamma?».
«Ma cosa vai a pensare? Verrei lo stesso, stai tranquilla».
«Marvin, amore della mamma, e se tua moglie fosse così gelosa di metterci l’uno contro l’altra… tu… verrai sempre a trovare la tua mammina?».
«Sì, mamma» risponde sconsolato il figlio alzando gli occhi al cielo.
«Marvin… posso farti un’ultima domanda?».
«Dimmi mamma».
«Perché vuoi sposare una ragazza che senza neanche conoscermi mi odia così tanto? Perché?».
Una figlia chiama la propria madre al telefono.
«Pronto mamma ciao! Come stai?».
«Bene amore, grazie. E tu?».
«Oh mamma! È una catastrofe: i bambini si sono ammalati, il frigorifero si è rotto, il bagno perde e non sono riuscito a trovare un idraulico a pagarlo oro, in più stasera ho gente a cena! Non so proprio come cavarmela».
«Ascoltami, cara, calmati. Adesso la mamma prende un bell’autobus e viene da te. Mi occuperò dei bambini, non ti preoccupare, sai bene quanto bene vogliono alla nonna… Prima però do un colpo di telefono al mio idraulico e te lo mando. E mentre tu te ne vai dal parrucchiere a farti bella per stasera, ti preparo un pranzetto coi fiocchi per i tuoi ospiti e per tuo marito Sammy…».
«Sammy? E chi è Sammy?».
«Senti cara, sei diventata matta? Sammy, tuo marito!».
«Mamma, mio marito non si chiama Sammy… Si chiama Daniel! Ma è il 45.80.96.07?».
«No, tesoro! È il 45.80.96.08».
Lunghissimo silenzio…
«E questo vuol dire che non vieni?».
Il signor Furth ha smarrito il portafogli durante un pranzo ufficiale. Si fa dare il microfono per rivolgere un appello ai commensali.
«Signore e signori, un attimo di attenzione prego. Ho perso un portafogli contenente 5.000 dollari. Offro trecento dollari a chi me lo ritroverà…».
Immediatamente una voce dal fondo della sala:
«Io offro quattrocento dollari!».
Un giovane è appena stato assunto in un grande negozio di ottica del centro, e il proprietario gli spiega le regole della casa:
«Quando un cliente entra per acquistare un paio di occhiali, per prima cosa gli farai una visita accurata, poi lo inviterai a scegliere una montatura di suo gusto… Tutto chiaro fin qui?».
«Ma sulle montature non ci sono indicati i prezzi…» obietta l’apprendista.
«Esatto!» risponde il padrone. «Dopo che il cliente avrà scelto la montatura, sicuramente ti chiederà quanto costa. Ed è solo allora che gli dirai il prezzo: Duecento dollari! Se il cliente non protesta, allora continuerai: E le lenti costano cento dollari… E se il cliente continuerà a non protestare, aggiungerai: …Ciascuna!».
In un negozio di scarpe di un quartiere povero di Parigi, il signor Benichou istruisce il nuovo venditore:
«Se lo ricordi: qui non si fa credito! Si serve solo chi paga in contanti. Sono stato chiaro?».
«Sì, signor Benichou!» risponde l’apprendista.
Il primo cliente con cui il giovanotto ha a che fare, scelto un paio di scarpe, al momento di pagare si scusa:
«Sono desolato, ero convinto di avere molti più soldi nel portafogli! Non potrei darle cento franchi e portarle il resto domani?».
Il giovane commesso risponde con un sorriso:
«Non si preoccupi! Non ci sono problemi! Noi veniamo sempre incontro ai nostri clienti in difficoltà: il cliente prima di tutto! Questo è il nostro motto!».
Il signor Benichou aspetta che l’uomo sia uscito dal negozio col suo pacchettino e poi, come una furia, si precipita sul giovane inveendo:
«Ma è diventato pazzo? Che cosa le ho detto stamattina? Se l’è già dimenticato? Si è fatto fregare come un pollo! Non rivedremo mai più né l’uomo, né i soldi».
«Si tranquillizzi, signor Benichou» risponde serafico il commesso. «Tornerà, tornerà… Gli ho dato due piedi destri!».
Il Direttore delle Poste sovietiche è molto teso perché deve annunciare al Segretario del Partito che tutta la nuova serie di francobolli con l’effigie di Stalin dovrà essere ritirata dalla circolazione.
«Ma come è possibile?» urla il Segretario. «Qual è il problema?».
I francobolli non si incollano…» risponde timido il Direttore.
«Colpa della colla?».
«Non esattamente… È che la gente… sputa sul lato sbagliato..»
CHELM 1
Due abitanti di Chelm si pongono una spinosa questione:
«Perché il mare è salato?».
«Già, Perché?».
«Te lo dico io perché: perché è pieno di aringhe!»
CHELM 2
«Sono nati grandi uomini a Chelm?».
«Noooo! A Chelm nascono solo bambini piccoli!»
CHELM 3
C’era un tempo in cui a Chelm si mangiava solo carne cruda.
Un giorno, prese fuoco una fattoria e una povera mucca, non riuscendo a salvarsi, bruciò insieme ai muri, al tetto e al resto della casa.
Per non vanificare la sua morte, la carne grigliata della mucca venne distribuita a tutti gli abitanti del villaggio, che la trovarono deliziosa.
Da allora, quelli di Chelm tutte le volte che vogliono mangiare carne, danno fuoco a una fattoria.
Da Così Giovane e già Ebreo – Umorismo yiddish
Di M.A. Ouaknin e D. Rotnemer
A cura di Moni Ovadia
Edizioni PIEMME
By RADA


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